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Il per sempre della nostra mente

  • Immagine del redattore: Federica Lampugnani
    Federica Lampugnani
  • 31 gen
  • Tempo di lettura: 1 min

Aggiornamento: 1 feb


Si pensa spesso che interrompere un percorso o cambiare una scelta di vita, sia un segno di poca coerenza e serietà. Soprattutto che manchi la maturità di essere responsabili e costanti. E davvero, molto spesso o quasi sempre, è veramente così. Tuttavia non dobbiamo ingannarci quando le scelte a monte erano decisioni dettate da vincoli o legami di paura e restrizione. Cioè abbiamo scelto per timore di essere davvero noi stessi. Di dover metterci in viaggio verso la strada più misteriosa e buia. E l'alternativa sia chiaro, non era una strada facile, anzi. Era la via che nel tempo ha condotto all'asfissia del desiderio, allo svanire della vita e dei sogni. Non i capricci e le emozioni di pancia. Ma alla serenità di potersi guardare allo specchio e vedersi, potendo dire "Si sono io". Magari ancora in cammino e imperfetto. Ma fortunatamente imperfetto, perché vero e capace ancora di provare e mettersi in gioco con coraggio. Ecco alcune scelte, talvolta, sono il ripercorrere qualcosa di familiare che però era male. Non era buono o il meglio per noi.

Quanti giudizi si spendono quando non si coglie la differenza tra relativismo e malattia dell'anima. Tra poca sostanza e un'esistenza che si libera dalle gabbie e dal dolore. Cambiare non è contrario al sacro e nemmeno al divino. Costringere è piuttosto il linguaggio tipico dell'istituzione, di qualunque natura. E questa è la sola dinamica che davvero dovrebbe farci paura di perdere fratelli, sorelle nell'amicizia, come nella crescita spirituale e di vita.


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